Ada Negri

Lodi, 3 febbraio 1870 – Milano, 11 gennaio 1945

Ada Negri

Lodi, 3 febbraio 1870 – Milano, 11 gennaio 1945

Biografia

Nata di umili origini, cresce nella portineria del palazzo dove la nonna lavorava come custode per una nobile famiglia. Orfana di padre in tenera età, viene cresciuta dalla madre che con notevoli sacrifici, riesce a farla diplomare come insegnante elementare. Nel 1888 inizia a lavorare presso una scuola in provincia di Milano, è in questo periodo che inizia la sua attività di poetessa e che comincia a pubblicare i suoi scritti su un giornale lombardo: il Fanfulla di Lodi; improvvisamente succede qualcosa: Sonia Albini, giornalista del “Corriere della Sera”, è colpita dalla scrittura irruente e dolorosa della giovane maestra e le dedica un articolo. Ada ha poco più di venti anni e diventa un caso letterario.

Nel 1892 compone le poesie, poi pubblicate nella raccolta Fatalità, il libro che avrà un grande successo, salutato entusiasticamente da Giosuè Carducci e che le darà grande fama tanto che il Ministro Zanardelli le conferisce il titolo di docente per chiara fama presso l’Istituto superiore Gaetana Agnelli di Milano. Si trasferisce così nel capoluogo lombardo con la madre dove entra in contatto con i membri del Partito Socialista Italiano. Conosce in questo periodo Filippo Turati, Benito Mussolini e Anna Kuliscioff

Nel 1894 vince il Premio Giannina Milli per la poesia, esce la seconda raccolta di poesie: Tempeste, vittima di forte critica da parte di Luigi Pirandello che ne contestò con sarcasmo i toni retorici e gli atteggiamenti esagerati e di Croce, che definì i suoi versi “impoetici”. La sua lirica si concentra soprattutto sui temi sociali con forti toni di denuncia circa la miseria dei contadini, dei battellieri e dei minatori, lo sfruttamento degli operai da parte della fabbrica. Ostentando le povere origini, l’inferiorità della condizione femminile, l’io poetico pare paradossalmente animato da un senso di superiorità che si rispecchia negli atteggiamenti titanici in cui è ritratta la plebe. Al sentimento viscerale di comunanza con gli oppressi si accompagna un forte desiderio di riscatto che rivela tratti fortemente populistici, sferzando con i suoi versi il mondo borghese e i suoi valori.

Il 1896 è l’anno del breve matrimonio con Giovanni Garlanda, un imprenditore di Biella, da cui nacque l’adorata figlia Bianca a cui dedicò molte poesie, e Vittoria che morì dopo un mese. Questo periodo della sua vita fu segnato da crescenti difficoltà nella vita matrimoniale non felice soprattutto per una forte incomprensione con la famiglia del marito. Ciò modificò largamente sua poetica e le sue opere divennero fortemente introspettive e autobiografiche, come si vede in Maternità

Nel 1913 si separa dal marito e si trasferisce a Zurigo dove rimane fino allo scoppio della I° guerra mondiale e dove scrive alcune novelle e prose a cui non attribuisce grande importanza, non considerandole autentica espressione artistica avendo esse una destinazione giornalistica.

Ritornata a Milano nel 1914, aderisce al Comitato nazionale femminile per la difesa della patria in tempo di guerra, distaccandosi dal socialismo turatiano e dall’ambiente democratico per avvicinarsi alle posizioni mussoliniane. Comincia a frequentare Margherita Sarfatti e inizia a scrivere articoli per vari giornali non discostandosi dalle direttive di regime negli articoli di stampo sociale. Considerata la maggiore poetessa italiana, su incoraggiamento della Sarfatti scrive un volume di prose Le solitarie, dove tratteggia scorci di vita femminile, collocandosi in un filone già inaugurato da Matilde Serao. Lo stile, dimesso e disadorno, si discosta ora notevolmente dall’enfasi declamatoria delle poesie.

Nel 1921 compone Stella mattutina, romanzo autobiografico, in cui rievoca le umili origini, la vita difficile durante gli anni dell’infanzia, accostando il candore e l’innocenza della bimba protagonista a una consapevolezza matura. Benito Mussolini le dedicò un articolo nel Popolo d’Italia che lei considerò sempre il premio migliore per la sua opera

Nel 1926 e nel 27 viene nominata al Premio Nobel per la letteratura. Nel 1931 fu insignita del Premio Mussolini per la carriera, premio che la consacra come intellettuale di regime e nel 1940 fu la prima donna membro dell’Accademia d’Italia.

Muore a Milano, afflitta ormai da un profondo pessimismo.

 

 

Personalità

La qualità più grande per un poeta non è saper scrivere dei versi tecnicamente perfetti, anche se, ovviamente, aiuta, ma è raccontare fatti, idee, prospettive e descrivere emozioni capaci di cambiare il mondo e sconfiggere il tempo. Ada Negri fu, in tempi certamente più difficili per le artiste, due volte candidata al Nobel. Il suo successo non le fece dimenticare le proprie umili origini convinta che i propri versi potessero riscattarla e, con lei, aiutare l’Italia.

Ma forse ogni considerazione storico e sociale passa in secondo piano davanti al talento del suo poetare.